Il catinaccio è uno dei gruppi montuosi più belli di tutte le alpi: scenari mozzafiato, sentieri dalle viste incredibili. E' situato in Val di Fassa a ridosso delle località di Pozza di Fassa, Vigo di Fassa, Campitello di Fassa e, un po' più distanti, Canazei e Moena. La valle, per la sua bellezza, è molto frequentata per cui preferibilmente non scegliamo il mese di Agosto dato che le vie ferrate sono sicuramente affollate. Di contro i sentieri e i rifugi sono davvero tanti e ben organizzati e sono di appoggio per moltissimi itinerari.
Il set completo di foto
GIORNO 1
Campitello di Fassa --> Rifugio Micheluzzi | 1 oraGIORNO 2
Rifugio Antermoia --> Rifugio Passo Principe | 2 oreGIORNO 3
Rifugio passo Principe --> Rifugio Alpe de Tires | 2 ore
Si esce dall'autostrada al casello Ora/Egna, e seguendo i tanti cartelli "Val di Fassa" si arriva a Campitello dopo un'oretta, immergendoci a poco a poco nelle Dolomiti. La strada passa proprio dentro Moena, una cittadina davvero pittoresca. Siamo ansiosi di iniziare a camminare, arriviamo in fretta a Campitello, dove lasciamo la macchina.
C'è un piccolo parcheggio, facilmente raggiungibile seguendo le indicazioni per la Val Duron, dalla strada principale. Da qui parte un servizio taxi per il rifugio Micheluzzi, a un'ora di cammino. Non possiamo cominiciare l'escursione con un taxi per cui, in tarda mattinata procediamo per la strada sterrata dentro la foresta; è un bel riscaldamento perché la strada è sempre in salita con dei picchi anche abbastanza faticosi! Arriviamo verso mezzogiorno al rifugio, proprio all'uscita del bosco, e dove ha inizio la meravigliosa Val Duron.
Un piccolo break e subito in marcia perché ci sono ancora ben 4 ore di cammino! Il primo tratto, in pianura lungo la valle, ci permette di ammirarla in tutto il suo splendore.
Dopo una mezzoretta di cammino un cartello ci indica la deviazione a sinistra per il rifugio Antermoia. Il sentiero diviene più piccolo e tutto in salita, con un primo tratto nella foresta abbastanza impegnativo.
Man mano gli alberi si diradano e facciamo una pausa su un grande prato lungo il sentiero. Proseguiamo incontrando anche due manutentori del sentiero. Purtroppo i miei scarponi, quasi come punizione per averli tenuti nell'armadio troppo tempo, decidono di scolarsi dalle suole e devo inventarmi un legaccio di fortuna per proseguire!
Il dislivello si fa sentire, e si nota anche dal cambiamento di paesaggio che ora si è fatto quasi completamente roccioso. Accompagna la salita la teleferica che porta i rifornimenti al rifugio Antermoia, e l'ultimo ripido tratto ci porta proprio all'arrivo di quest'ultima.
Da qui, si scorge a breve distanza il rifugio, che si raggiunge con un piccolo ultimo tratto pianeggiante. Il paesaggio è mozzafiato: un piccolo rifugio in una conca avvolto dai massicci dolomitici. La stanchezza è davvero tanta, anche perché come primo giorno è stata una bella tirata. Facciamo una visita al bellissimo lago a pochi passi, due canederli in brodo e a letto!
Ci alziamo con una grande voglia di camminare, partiamo alle 8.30 in direzione rifugio Passo Principe. Ancora una volta ci soffermiamo sui bordi del bellissimo lago glaciale.
Ci addentriamo nel vallone, il paesaggio è strepitoso: rocce ovunque, pareti mastodontiche, una calma e un'atmosfera unica.
Dopo una bel pezzo ripido si arriva al Passo Antermoia, dove si gode di un panorama strepitoso su tantissimi montagna adiacenti. Quindi comincia la discesa per il rifugio Passo Principe che si riesce a scorgere lontano.
E' mattina e si incontrano tante persone in direzione contraria verso l'Antermoia. Arrivamo al Passo principe, lasciamo i sacchi a pelo e i ricambi in camerata, e scendiamo ancora verso il Rifugio Vajolet. Il sentiero è davvero bello, largo e i prati magicamente ricompaiono. Decidiamo di non fermarci, e prendiamo per la grande salita verso il Rifugio re Alberto.
Il percorso è impegnativo, a volte è necessario aiutarsi con le corde di ferro fissate sulle rocce, ma è anche sicuro dato che non ci sono tratti esposti. Ma è anche particolare e imponente, infatti si tratta di un vero e proprio canalone in salita, fra 2 alte pareti rocciose. Il tempo, che finora era stato clemente, si scaglia su di noi con un forte acquazzone, e dobbiamo ricorrere alle mantelle. C'è posto per un po' di preoccupazione quando ci si mettono anche i lampi e i tuoni che si scagliano sulle cime vicine. Ma arriviamo sani e salvi al Rifugio Re Alberto, e non tiro certo indietro davanti a un piattone di polenta ai quattro formaggi con salsiccia.
Dopo un po' di riposo usciamo finita la pioggia, ci gustiamo il laghetto e le mitiche cime del Vajolet. In compenso arriva una fittissima nebbia con cui dobbiamo fare i conti nella discesa. Smetto anche di fotografare perché è necessario fare parecchia attenzione: la discesa è ripida, c'è nebbia ed è tutto bagnato. Poco prima di arrivare al Vajolet ci accorgiamo di una scorciatoia per il Passo principe, è un piccolo sentiero che ci risparmia un po' di cammino. Davvero stanchi facciamo l'ultimo tratto in salita per il rifugio Passo Principe dove passiamo la notte.
L'ultimo giorno è meno impegnativo degli altri, a parte il tratto iniziale. Dal Passo principe dobbiamo raggiungere il Passo Molignon che si può scorgere benissimo.
C'è una discesa iniziale e poi una ripida salita classica a zig-zag. La salita è anche abbastanza lunga e il Molignon, dopo tutte le fatiche accumulate nei 2 giorni precedenti, sembra non arrivare mai! Raggiungiamo il passo con soddisfazione, da adesso è tutta in discesa. Ci dirigiamo verso il Rifugio Alpe de Tirés, in uno scenario ancora una volta diverso e davvero spettacolare.
C'è un piccolo tratto in discesa cordato, ma molto facile. Raggiungiamo il grande rifugio, mangiamo qualcosa e partiamo quasi subito. Imbocchiamo la Val Duron, davvero meravigliosa, incontriamo cavalli, mucche, perfino marmotte che riusciamo anche ad avvicinare. Proseguiamo fra i prati verdi e stupende casette tipiche in legno. La via è lunga ma è davvero piacevole, in leggera discesa e fra i pascoli.
Ci ricongiugiamo con il sentiero del primo giorno, dove deviammo per l'Antermoia, preseguiamo fino al Micheluzzi e poi alla macchina per il ritorno a casa!